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  -  Spunti maestri   -  Fotografia   -  Ernst Haas: nasce la fotografia a colori e in movimento

Oggi vi presentiamo Ernst Haas, il primo fotografo a utilizzare i colori e il movimento. Per noi le sue immagini sono state fonte di ispirazione per idee di design.

“Quello che cerco e’ una struttura….. i tuoi occhi la vedono, solo che non ne sono consapevoli”

Ernst Haas (1921-1986) è acclamato come uno dei più celebri e influenti fotografi del XX secolo e considerato uno dei pionieri della fotografia a colori, e in movimento, anche se la sua la sua aspirazione giovanile era quella di diventare un pittore.

Iniziò a studiare medicina, ma a causa delle sue origini ebraiche fu costretto ad abbandonare gli studi e ad arruolarsi nell’esercito tedesco.

Haas è nato a Vienna nel 1921 e ha iniziato a fotografare nel dopoguerra. I suoi primi lavori sui prigionieri di guerra di ritorno austriaci lo portarono all’attenzione della rivista LIFE. Ha rifiutato un’offerta di lavoro come fotografo dello staff per mantenere la sua indipendenza. Su invito di Robert Capa, Haas si unì a Magnum nel 1949, sviluppando strette collaborazioni con Capa, Henri Cartier-Bresson e Werner Bishof.

Haas si trasferì negli Stati Uniti nel 1951 e poco dopo iniziò a sperimentare con la pellicola a colori Kodachrome. Per questo è conosciuto come il primo fotografo a colori degli anni ’50. Nel 1953 la rivista LIFE pubblicò il suo innovativo saggio fotografico a colori di 24 pagine su New York City. Era la prima volta che foto a colori di grandi dimensioni venissero pubblicate da una rivista così importante e influente.

Nel 1962 si tenne la prima mostra di fotografia a colori al Museum of Modern Art di New York.

Nel corso della sua carriera, Haas ha viaggiato molto, fotografando per LIFE, Vogue e Look. Ha scritto quattro libri durante la sua vita: The Creation (1971), In America (1975), In Germany (1976) e Himalayan Pilgrimage (1978).

Ernst Haas ha ricevuto il premio Hasselblad nel 1986, l’anno della sua morte. Lo studio Ernst Haas, con sede a New York, continua a gestire l’eredità di Haas, aiutando i ricercatori e supervisionando tutti i progetti relativi al suo lavoro.

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Le fotografie di Haas sono inconfondibili. Era sempre alla ricerca di uno stile che gli consentisse di utilizzare al meglio l’uso combinato di colore e movimento. Cercava immagini mosse e toni cromatici forti, nelle quale si rispecchiano anche le giovanili aspirazioni pittoriche, dando vita a un nuovo linguaggio visivo.

Il motivo per il quale Haas inizia a usare i colori, lo spiega direttamente in un’intervista“ Nei miei ricordi, gli anni della guerra, tutti gli anni della guerra, ivi inclusi almeno cinque duri anni di dopoguerra, saranno per sempre anni in bianco e nero, o meglio: anni in grigio”, racconta Haas. “In qualche modo, forse simbolicamente, ora volevo dire che il mondo e la vita erano cambiati, come se tutto all’improvviso fosse stato ridipinto di fresco.I tempi grigi erano finiti. Come all’inizio di una nuova primavera, volevo celebrare col colore i tempi nuovi, colmi di nuove speranze.”

E ancora: “Penso che il colore rappresenti una sfida maggiore. Col bianco e nero esistono solo tonalità di grigio. Col colore ci si trova davanti alle più incredibili combinazioni di sottili sfumature che possono essere sfruttate per esprimere profondità o rilievo. Il bianco e nero riproduce le linee essenziali nel modo più immediato. Se, per esempio, si deve fotografare una situazione in cui il soggetto principale è vestito in grigio mentre un personaggio secondario è in rosso, l’occhio sarà costantemente attratto da quest’ultimo. Col bianco e nero il problema non sussiste, ma col colore bisogna procedere con molta attenzione. Fotografare a colori è più difficile: è necessario pensare e sentire in un modo diverso”.

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